Passeggiando tra le mura di ... Bergamo

29.05.2013 17:25

Bergamo - Centro storicoLe ridotte dimensioni di Bergamo Alta, dove, su un territorio vasto all’incirca come un quartiere cittadino, racchiuso e protetto dalle cinquecentesche mura, si trova la maggior parte del patrimonio monumentale e artistico della città, permettono di poterne pianificare una visita senza l’obbligo di seguire un itinerario preciso ma semplicemente di andare alla scoperta di piazze e vie lasciandosi guidare solo dalla propria e istintiva curiosità. Si può ad esempio partire dal cuore della città, la Piazza Vecchia, cogliendo la suggestione del centro storico e dei suoi monumenti con le sue luci e le atmosfere di epoche passate, andare oppure alla ricerca delle bellissime vedute verso la pianura e verso le Alpi con gli straordinari punti panoramici offerti dalla Torre Civica (Campanone) e dalla Rocca oppure ancora percorrere le antiche passeggiate lungo i borghi di Pignolo o di Sant’Alessandro e il viale che dai bastioni passando per porta Sant’Agostino, scende al centro di Bergamo Bassa, sono questi percorsi ideali per andare alla scoperta di Bergamo. Per chi non ha voglia di lunghe camminate non è da dimenticare la funicolare che, se da un lato facilita sicuramente i collegamenti, offre al tempo stesso un modo diverso e caratteristico per conoscere Bergamo.

La Bergamo antica sorse in un luogo strategico, all’imbocco delle valli Seriana e Brembana che si addentrano entrambe per una cinquantina di chilometri tra i monti, noti come Alpi Orobiche.

Un luogo strategico soprattutto per traffici e commerci tra la pianura e la montagna, di cui la città ha avuto per secoli il monopolio. Fu probabilmente proprio la necessità di poter intrattenere commerci tra le diverse popolazioni a dare origine al primo insediamento sul colle di Bergamo per creare qui una base, un punto d’incontro, tra le valli e la pianura. Prima villaggio celtico diventato poi importante città romana, da allora, secolo dopo secolo, la città sul colle è cresciuta, si è sviluppata, si è trasformata, ma senza mai abbandonare il luogo d’origine. La stessa costruzione delle Mura veneziane, pur modificando l’aspetto della collina, ha contribuito a consolidare questa caratteristica di fondo. La città più antica è rimasta lassù, mentre attraverso i borghi, sorti lungo le prime vie che portavano, alla pianura e alle altre città lombarde, Bergamo ha mantenuto i collegamenti con il resto del territorio.

Il mio itinerario è rivolto alla sola Bergamo Alta. Un piccolo angolo che nonostante la mia visita avvenuta in un grigio giorno autunnale, sotto una pioggia battente, mi ha lasciato davvero senza parole.
La struttura dell’antica città si fonda sull’impianto della Bergamo romana: l’asse delle vie Gombito-Colleoni (un tempo Corsarola) e San Lorenzo-Mario Lupo ripete lo schema del Decumano e del Cardo, il cui incrocio è dominato dalla torre di Gombito.
Con la funicolare che sale da Bergamo Bassa vi ritrovate subito nel cuore del centro. Dalla parte opposta, pochi metri fuori la porta Sant’Alessandro, parte una seconda funicolare che sale al colle di San Vigilio, dove potrete ammirare dalle splendide vedute panoramiche.

Una curiosità: tra i primi utilizzatori della funicolare anche lo scrittore Hermann Hesse, futuro premio Nobel per la letteratura, che nel 1913 utilizzò questo impianto, da poco inaugurato, per andare alla scoperta della collina di Bergamo, costellata di giardini e orti e rimasta oggi quasi immutata per bellezza degli ambienti e dei paesaggi.

Le mura che proteggono il borgo vennero costruite dalla Repubblica di Venezia nella seconda parte del XVI secolo, epoca in cui la città orobica rappresentava l'estremità occidentale dei domini veneti sulla terraferma. Fu proprio la Serenessima, che dopo la scoperta delle Americhe, stava iniziando a percepire il suo inesorabile declino come potenza commerciale a puntare su Bergamo, data la sua posizione strategica, per ampliare i propri commerci verso il centro d’Europa investendo nella sicurezza ma anche nell’abbellimento della città. I lavori di costruzione delle mura iniziarono nel 1561 e furono affidati al conte Sforza Pallavicino. L’opera cambiò radicalmente l’aspetto della città perché per la sua costruzione furono abbattuti numerosi edifici: civili, militari ma anche religiosi. L’abbattimento di ben 8 edifici religiosi costò al conte Sforza altrettante scomuniche che però negli anni seguenti, dopo numerose e cospicue offerte alle autorità religiose vennero annullate. L'imponente sforzo organizzativo portò un notevole sviluppo all'economia della città, grazie ad un'elevata richiesta di manodopera ed all'indotto che la costruzione comportò. Le previsioni indicavano una tempistica dei lavori che si aggirava attorno all'anno, con una spesa di circa 40 mila ducati. Queste tuttavia vennero totalmente disattese, tanto che l'opera venne conclusa soltanto nel 1588, ben ventisette anni dopo, con un conto lievitato fino a raggiungere il milione di ducati. La struttura, che nel corso degli anni ha subito pochi interventi di modifica, ha uno sviluppo pari a sei chilometri e duecento metri, all'esterno della quale si trovava la cosiddetta strada coperta, ovvero un camminamento protetto da muri, utilizzato dalle pattuglie poste a guardia. L'altezza delle mura in alcuni punti arrivava a cinquanta metri. La cinta muraria risulta essere costituita da 14 baluardi, 2 piattaforme, 32 garitte (di cui solo una è giunta sino a noi), 100 aperture per bocche da fuoco, due polveriere, 4 porte (Sant'Agostino, San Giacomo, Sant'Alessandro e San Lorenzo, ora intitolata a Giuseppe Garibaldi). A tutto questo vi è da aggiungere una miriade di sortite, vani sotterranei e passaggi militari di cui, in parte, si è persa la memoria, collegati tra loro tramite un numero imprecisati di cunicoli. L'impianto militare prevedeva inoltre alcuni piccoli quartieri militari, tra cui un arsenale posto nella Rocca, in cui si riparavano le armi e si fabbricava la polvere da sparo. La Rocca si trova nella parte alta della città sul colle di Sant'Eufemia, da cui domina, verso sud, la città bassa e la pianura circostante mentre verso nord guarda la corona delle Orobie. Al mastio della Rocca, già esistente, fu aggiunto il torrione circolare che ancora oggi lo caratterizza e al suo interno un edificio, la cosiddetta scuola dei Bombardieri, caserma degli artiglieri. La Rocca mantenne la sua funzione militare anche durante il breve periodo napoleonico, 1797-1814, e sotto la successiva dominazione austro-ungarica, dal 1814 all’8 giugno 1859, quando fu liberata da Garibaldi. Erano inoltre presenti due piccoli edifici, dalla tipica forma con tetto piramidale, adibiti a polveriera, mentre le scorte di armi e viveri erano collocate nella Cittadella che era sede della Capitaneria Veneta. 
La cittadella, fortificazione eretta dai Visconti quando imposero la loro signoria su Bergamo aveva inizialmente più lo scopo di presidio sulla città stessa che quello di difesa da nemici esterni. Con la dominazione veneta divenne sede della Capitaneria, con i Francesi e con gli Austriaci l’uso militare continuò ma con un progressivo degrado fino arrivare agli inizi del 900 a un vero e proprio abbandono. Stato di abbandono che terminò tra il 1958 e il 1960 in occasione dell’opera di restauro che, oltre a restituire in parte all’edificio il suo aspetto originario, insediò nell’edificio il Museo Civico di Scienze Naturali Enrico Caffi e il Museo Civico Archeologico.
In ambito strategico era importantissimo anche il cosiddetto Forte di San Marco, una sorta di fortezza nella fortezza: questo occupava la parte nord della città alta, dalla porta di Sant'Alessandro a quella di San Lorenzo. Il suo compito era quello di difendere la città in direzione dei colli, nonché di permettere una protetta via di fuga di massa in caso di caduta della città, tramite un varco (o quinta porta), detto appunto Porta del Soccorso. Inoltre racchiudeva un passaggio segreto sotterraneo che consentiva di raggiungere la fortezza del Castello di San Vigilio, posta sull'omonimo colle sovrastante la Porta di Sant'Alessandro.
Tuttavia i cannoni ed i bastioni, che esternamente danno alla città un aspetto di fortezza inespugnabile e concepiti con concezioni all'avanguardia, non furono mai utilizzati per fini militari, tanto che nel 1797 i francesi entrarono in città senza nemmeno esplodere un colpo d'artiglieria, a causa del disfacimento della Repubblica di Venezia, sancito con il Trattato di Campoformio. Nonostante il loro non utilizzo in ambito militare l'8 giugno 1859 le mura furono nuovamente protagoniste della storia cittadina grazie al passaggio di Giuseppe Garibaldi e dei suoi Cacciatori delle Alpi, che entrarono nella città tramite la porta San Lorenzo, da allora nominata Porta Garibaldi. L'evento, preparato nei minimi dettagli dal maggiore Gabriele Camozzi, sancì l'annessione della città al Piemonte. Dalla loro costruzione nel 1500 le mura determinarono una sorta di cristallizzazione della parte collinare della città inscritta nel perimetro della fortificazione, da allora chiamata Città Alta, la zona è rimasta isolata dalla parte detta Città Bassa, mantenendosi inalterata nel corso dei secoli e preservandosi da alterazioni architettoniche.

Palazzo del Podestà

Il cuore pulsante di Bergamo Alta è senza ombra di dubbio la Piazza Vecchia. La piazza incominciò a prendere la forma attuale nel ‘400 con la demolizione di un gruppo di case che occupava l’area antistante il Palazzo della Ragione. Il Palazzo venne edificato nel XII secolo, citato nei primi documenti come Palazzo Comunale, nei secoli successivi l’edificio mantenne inalterato il ruolo di centro politico cittadino prima con la Repubblica di Venezia, quando venne ribattezzato Palazzo della Ragione, poi nella successiva dominazione napoleonica. La decadenza istituzionale iniziò nel corso del 1800 sotto il dominio asburgico prima e con la successiva annessione al nuovo Regno d’Italia. Fortunatamente nel corso del ‘900 la riscoperta e rivalutazione in chiave storico-turistica ne ha permesso un ritorno agli antichi splendori. Il leone di San Marco che spicca sopra il balcone centrale è stato simbolo, per 350 anni, della dominazione di Venezia, distrutto nel 1797 con l’arrivo dei francesi, il leone in marmo è una copia donata dalla città di Venezia nel 1933. Con l’inizio della dominazione veneziana la Piazza acquistò forme e misure rinascimentali, soprattutto quando l’edificio sul lato occidentale fu trasformato per divenire sede del podestà veneto. In origine residenza delle famiglie Suardi-Colleoni (da ciò la denominazione di "Domus Suardorum"), diventò durante la dominazione veneziana sede dei Podestà nominati dalla Serenissima, in pratica i governatori della città. Per la splendida decorazione della facciata fu chiamato uno dei più noti artisti dell’epoca, il Bramante, che l’affrescò nel 1477. Affreschi oggi purtroppo in parte perduti. Il Palazzo del Podestà è collegato da una balconata coperta all’attiguo palazzo della Ragione, nel quale, in occasione del restauro dopo il devastante incendio del 1513, l’architetto Pietro Isabello ricavò un unico grandioso salone, che prende il nome di sala delle Capriate. Adibito a varie funzioni durante il dominio di Venezia e con gli Austriaci, il Palazzo del Podestà finì con l’avere nell’arco dell’ultimo secolo destinazioni non consone alla sua importanza storica. Sottoposto dal Comune a un intervento di restauro e di recupero durato quindici anni, il palazzo ha rivelato importantissime testimonianze riguardanti la storia della città. Nel sottosuolo sono venuti alla luce resti e strutture d’epoca romana, tra cui un poderoso muro e resti di botteghe che hanno consentito di dare una definitiva collocazione all’area sulla quale sorgeva il foro. La piazza assunse l’aspetto definitivo con la costruzione, sul lato est, del nuovo palazzo del Comune, la cui prima pietra fu posta nel 1604. Il progetto venne affidato all’architetto Vincenzo Scamozzi ma, anche per mancanza di fondi, l’edificio non fu portato a termine come nel disegno originale; rivestito di candido marmo, ora ospita la biblioteca civica Angelo Mai, nel cui preziosissimo patrimonio di pergamene, codici miniati, incunaboli, archivi è depositata la storia della città. Nella piazza svetta su tutto la Torre Civica. Simbolo della città medievale, la Torre del Comune, alta 52 metri, dai suoi due piani panoramici, raggiungibili con un modernissimo ascensore, offre non solo splendide vedute sui tetti del centro storico e sulla catena delle Alpi, ma è l’ideale punto di vista su Piazza Vecchia. Solo dall’alto infatti si può cogliere l’equilibrata misura di questo spazio, di cui la bella fontana, donata nel 1780 alla città dal podestà veneziano Alvise Contarini, è il perno. La torre è detta anche del Campanone per la grande campana che, oltre ad annunciare le riunioni del consiglio comunale, batte tutte le sere, sempre alle 22, più di 100 colpi, l’antico coprifuoco, ovvero l’antica chiusura serale delle porte della città.

Bergamo - DuomoIl Palazzo della Ragione, con il suo piano terra porticato composto da una loggia ad arcate a tutto sesto con pilastri ornati da capitelli romanici è come un filtro tra la Piazza Vecchia, simbolo del potere politico, Bergamo - Cappella del Crocifisso (Duomo)e la Piazza del Duomo simbolo del potere religioso. Su questa piazza si affacciano la Cattedrale, la Basilica di Santa Maria Maggiore, la Cappella Colleoni, il Battistero e il Vescovado. Recenti scoperte nel sottosuolo della Cattedrale hanno rivelato la presenza di due chiese che l’hanno preceduta, entrambe di grandi dimensioni e che ricalcano il perimetro del tempio attuale: la cattedrale paleocristiana e quella romanica dedicate a San Vincenzo. Entrambi gli edifici dovevano essere maestosi e riccamente decorati come testimoniano i resti di pavimentazione musiva del VI sec. e gli affreschi del XIII secolo. Sul finire del ‘400 si decise di costruire il Duomo attuale e alla fase iniziale dell’opera contribuì il Filarete. Terminato alla fine del ‘600 il tempio venne dedicato a Sant’Alessandro. Il completamento della cattedrale, che custodisce opere di Gian Battista Tiepolo, Giovan Battista Moroni, Sebastiano Ricci e Andrea Previtali, avvenne solo nell’Ottocento con la realizzazione della cupola, mentre la facciata risale al 1866.
Bergamo - Basilica di Santa Maria MaggiorePer patrimonio storico e artistico la Basilica di Santa Maria Maggiore è il maggior monumento cittadino, tenuta in tanta considerazione da essere definita un tempo "Cappella della città". Quando ne decisero la costruzione anche per sciogliere un voto in occasione di un’epidemia di peste, i bergamaschi scelsero un luogo non marginale rispetto all’antico impianto urbano e facilmente accessibile, dove già sorgeva la chiesetta di Santa Maria. Il cantiere fu avviato nel 1137 su progetto di un non meglio noto "magistro Frido", la cui effige si vuole sia rappresentata dal busto di un uomo barbuto che compare sopra l’abside. La chiesa, utilizzata per i battesimi, serviva anche come aula per le adunanze civiche. Verso la metà del ‘300 Giovanni da Campione ebbe l’incarico di costruire l’ingresso monumentale a nord con il protiro sostenuto da leoni di marmo rosso, completato da una loggia tripartita con la statua di Sant’Alessandro a cavallo e sulla quale venne infine aggiunto, alla fine del secolo, il tabernacolo coperto a cuspide; il protiro a sud è invece retto da leoni di marmo bianco. Il grandioso interno romanico, che doveva essere tutto affrescato come testimoniato in alcune parti, venne poi trasformato da una fastosa decorazione barocca. Nel corso dei secoli il Consorzio della Misericordia Maggiore arricchì la basilica di opere d’arte: vi spicca il coro con stupefacenti tarsie eseguite tra il 1522 e il 1555 su disegni di Lorenzo Lotto e il confessionale barocco di Andrea Fantoni.
Il Battistero ha origini molto antiche e fu innalzato nel 1340 da Giovanni da Campione all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore, che allora era chiesa battesimale. Quando il rito del battesimo fu trasferito nel Duomo, il Battistero, oltre che inutile, venne considerato troppo ingombrante per la basilica. Nel 1660 venne smontato e fu depositato in un cortile, dove rimase un paio di secoli fin quando, nel 1856, non fu deciso di ricomporlo nel cortile dei Canonici. Questa destinazione non risultò soddisfacente, per cui venne definitivamente sistemato di fronte al Duomo. Nella fascia superiore in marmo rosso di Verona e traforata da colonnine, compaiono ai lati dell’ottagono strette edicole nelle quali sono inserite statue trecentesche raffiguranti le Virtù. All’interno è situato il fonte battesimale, mentre in un’edicola la statua di San Giovanni Battista è opera dello stesso Giovanni da Campione, autore anche di finissimi bassorilievi in marmo raffiguranti episodi della vita di Gesù.
La Cappella Colleoni è in qualche modo l’unico elemento di origine laica tra gli edifici della Piazza. Per realizzare la propria tomba, il celebre condottiero non esitò a far demolire un’abside della basilica. Scelto uno dei luoghi di maggior prestigio della città, Bartolomeo Colleoni diede l’incarico (1470-1472) a uno dei più noti artisti del momento: Giovanni Antonio Amadeo, al quale dobbiamo un’opera considerata centrale nella vicenda dell’arte lombarda, e non solo del periodo rinascimentale. Spostandoci dal centro storico verso la Cittadella incontriamo la Piazza Mascheroni, dominata dalla torre della Campanella, con orologio e singolari cuspidi di gusto slavo, risale al 1520 quando, col nome di Piazza Nova, fu realizzata per concentrarvi le attività mercantili. Le contrattazioni avvenivano sotto una loggia poi inglobata in un palazzo settecentesco. Al centro della piazza spicca la vera in marmo di un pozzo alimentato da una grande cisterna, che fu realizzata dopo la costruzione delle mura per assicurare abbondanti scorte d’acqua in caso d’assedio.

Se capitate in città tra la primavera e l’estate, merita sicuramente una visita anche l’Orto Botanico Lorenzo Rota, situato poco distante dalla Cittadella a lato della polveriera che offre una bellissima vista su Città Alta e dove è possibile osservare specie autoctone, esotiche, mediterranee, acquatiche, carnivore.
Ma soprattutto se il tempo lo permette, ed è migliore di quello incontrato da me durante la visita, è destinazione obbligatoria una visita al Castello di San Vigilio, il Castello si trova sul colle omonimo, nella parte nord della Città alta. Situato ad un'altezza di circa 496 metri s.l.m., è una costruzione che da sempre è posta a difesa dei colli. Dalla sommità della struttura infatti è possibile controllare l'adiacente monte Bastia, nonché i paesi sottostanti. Tra questi vi sono sia quelli posti nell'antica val Breno (Valbrembo e Paladina) che l'intera spianata di Almenno, un tempo zona di grandissima importanza con il nome di Lemine.
Questa condizione di eccellenza altimetrica portò il colle di San Vigilio ad essere un ottimo luogo di avvistamento, tanto che si pensa che già in epoca romana vi fosse collocata una piccola torre di avvistamento. Tuttavia le prime notizie di una fortificazione risalgono all'incirca al VI secolo, anche se fino al IX secolo non vi si verificarono episodi di rilievo. In quel tempo infatti nella zona si era insediata una piccola comunità ecclesiastica, la quale vi costruì un piccolo edificio di culto intitolato a Santa Maria Maddalena. Le dimensioni del luogo sacro erano tuttavia molto ridotte, tanto che questo non veniva identificato come santuario o chiesa, ma con l'appellativo di cappella. Conseguentemente la piccola fortezza che si era creata nel corso dei tre secoli precedenti venne chiamata Castello della Cappella. La posizione era tanto vantaggiosa strategicamente che ben presto cominciò ad essere al centro delle mire delle personalità militari più in vista, tanto che nel 889 il futuro re d'Italia Arnolfo di Carinzia ne decise la conquista, a scapito della piccola comunità religiosa presente, che si oppose fieramente, ma che nulla poté contro i militari Franchi. Tra i difensori del luogo si segnalò il chierico Gotefrido strenuo oppositore del re tanto da essere giustiziato dallo stesso. Il luogo venne quindi utilizzato per fini militari, principalmente come roccaforte a scopo difensivo e con un'elevata importanza strategica, tanto che nel 1166 il Consiglio Comunale della città decise di edificarvi un castello dalle maggiori dimensioni. Questo venne ulteriormente ingrandito e rafforzato con l'arrivo della potente famiglia dei Visconti, i quali nel 1335 ne completarono la fortificazione.
Il secolo successivo con l'inizio della dominazione della Repubblica di Venezia, la struttura assunse un ruolo di primissimo piano nella gestione della città. Numerose modifiche vennero apportate alla struttura sul finire del XV secolo, tra cui i quattro torrioni muniti di cannoniere e feritoie, collegati tra loro con un muraglione di cinta di forma poligonale, nonché un fossato di protezione. Nel corso del XVI secolo vi si verificarono numerosi assedi, tra cui si segnalano quello del 1509 in cui il Provveditore  veneto fu attaccato dalle truppe francesi del Ducato di Milano, situazione ribaltata tre anni dopo, quando i militari della Serenissima ripresero il controllo del forte dopo mesi di scontri, durante i quali i soldati transalpini riuscirono a lungo a tenere in scacco gli avversari. Nuovi scontri si ebbero l'anno successivo (1513), con protagonisti gli Spagnoli che, interessati al controllo della Lombardia, fecero largo utilizzo di cannoni e colubrine, danneggiando la struttura.
Ma fu con la costruzione delle Mura di Bergamo che il castello venne interessato da un progetto volto a farne un baluardo inespugnabile: venne infatti deciso di cingere la parte collinare della città con un'imponente cinta muraria. Il castello di San Vigilio, che la dominava dall'alto, vi fu collegato ad essa tramite un passaggio segreto sotterraneo che partiva dalla parte nord delle mura, denominata Forte di San Marco. I lavori portarono inoltre sia alla demolizione della torre centrale (tipica dei castelli medievali), al fine di garantire maggiore spazio alle guarnigioni militari, che all'allargamento della struttura in direzione della città, permettendo la creazione della casa del castellano e degli alloggi dei soldati. La pianta dell'edificio, arricchita dalla fastosa porta d'accesso, opera dell'architetto Mauro Codussi, assunse una forma simile a quella di una stella. Il potenziamento della struttura comportò la creazione anche di un passaggio segreto da una torre ad una casamatta, oggi inutilizzabile a causa di una frana che vi ha crato un piccolissimo laghetto, nonché l'installazione di grandi cisterne per la raccolta dell'acqua. Si prese anche in considerazione la possibilità di abbassare il colle Bastia, a causa del fatto che in un eventuale attacco il nemico avrebbe potuto piazzarvi dei cannoni con cui colpire i difensori del castello. Quest'opzione venne tuttavia accantonata, lasciando intatto il paesaggio collinare adiacente. L'importanza che il castello aveva assunto fu resa tangibile dal fatto che, quando le truppe francesi della Repubblica Cisalpina entrarono in città a causa del disfacimento della Repubblica di Venezia, sancito con il Trattato di Campoformio, come prima cosa si insediarono nel castello di San Vigilio.
Due decenni più tardi il potere fu preso dagli austriaci, i quali intrapresero una politica di smantellamento della principali strutture militari. Nel 1829 furono infatti demolite alcune parti del castello, tra cui la monumentale porta di accesso. Sul finire del XIX secolo l'intera struttura fu ceduta a privati, che vi insediarono un ristorante e diedero il via, nel 1912, alla creazione di una funicolare che collegava il castello con il piazzale attiguo alla Porta Sant'Alessandro, coprendo una distanza di 621 metri con un dislivello pari a 91 metri. Nel frattempo l'intera struttura era stata riacquistata dal comune di Bergamo, che ne decise il recupero, rendendo accessibile al pubblico l'intero castello nel 1962. Anche la funicolare, che funzionò fino al 1976, venne ripristinata nel 1991, quando si conclusero i lavori di restauro.
Attualmente è ancora possibile visitare il passaggio segreto che collegava il Forte di San Marco con il castello stesso, grazie all'attività del gruppo speleologico Le Nottole, che garantiscono visite guidate su prenotazione.