Ivrea ... arance e rosse torri

22.01.2013 22:30

Se si decide di trascorrere un insolito weekend carnevalesco il luogo migliore dove andare è sicuramente Ivrea, cittadina situata nel cuore del verde Canavese che, usando le parole di Giosuè Carducci, “le rossi torri rispecchia ne la cerulea Dora”.

A Ivrea, da più di due secoli, si svolge nei giorni di carnevale un’originale quanto unica rievocazione storica conosciuta ai più, anche se impropriamente, semplicemente come la Battaglia delle Arance.
GeneraleIl Carnevale di Ivrea, nasce ufficialmente nel 1808 durante il dominio napoleonico, quando per paura di ritorsioni vengono riuniti in un solo Carnevale le varie manifestazioni rionali, spesso in rivalità tra loro, che si svolgevano in città durante il periodo che precedeva la Quaresima. Sotto la spinta romantica-risorgimentale ottocentesca personaggi storici di varie epoche, fatti realmente accaduti e avvenimenti leggendari si uniscono e fondono assieme dando origine al carnevale come lo conosciamo noi ora.
A Ivrea da sempre il Carnevale inizia all’alba del 6 Gennaio, quando gli eporediesi vengono risvegliati dalle tanto attese note dei Pifferi e Tamburi che sfilando per la città invitano tutti a scendere in piazza per assistere all’investitura del Generale.
Il Generale, indiscusso protagonista maschile della manifestazione è la prima vera figura carnevalesca istituita proprio durante la prima edizione del 1808. Ai nostri giorni è lui il simbolo dell'autorità, veste l'uniforme dell'esercito napoleonico e al giovedì grasso riceve dal Sindaco le chiavi della città e ne assume simbolicamente i poteri. Il Generale si pone a capo della Stato Maggiore. Inizialmente proprio durante la dominazione Napoleonica e negli anni successivi i compiti di Generale e Stato Maggiore erano veri e propri compiti di gestione dell’ordine pubblico. Attualmente l’ordine pubblico è naturalmente di competenza delle forze dell’ordine a Generale e Stato Maggiore rimane il ruolo di protagonisti storici dell’evento.
MugnaiaIl personaggio della Mugnaia fa la sua comparsa nella manifestazione solo in piena epoca risorgimentale nel 1858. È lei il simbolo della lotta per la libertà. La leggenda vuole infatti che Violetta, figlia di un mugnaio, costretta dal perfido tiranno, il Marchese del Monferrato, a sottostare all’odioso atto dello ius primae noctis, riesca a mozzare nel sonno la testa del Marchese dando così il via alla rivolta popolare. Ancora oggi il personaggio della Vezzosa Mugnaia è in assoluto il più amato e atteso della festa. Tre sono i simboli principali che la caratterizzano: l’abito di lana bianca, attraversato da una fascia di seta verde sulla quale  è appuntata la coccarda rossa con i simboli del carnevale che rappresentano la sua fedeltà, il rosso berretto frigio, famoso fin dai tempi della rivoluzione francese e simbolo appunto della rivolta e il cocchio dorato sul quale sfila nei tre giorni di Carnevale che rappresenta la vittoria.
Vivandiera dello Stato MaggioreIl corteo storico che dalla domenica al martedì sfila per le vie della città comprende numerose figure storiche. Viene aperto dagli Alfieri che sfilano portando le antiche bandiere dei rioni, a seguire ci sono gli Abbà che impersonati da 10 bambini rappresentano gli antichi priori dei rioni cittadini, i Pifferi e Tamburi che eseguono arie risalenti all’epoca settecentesca già suonate fin dai primi carnevali rionali e poi la Mugnaia e la sua Scorta d’Onore che indossa la storica uniforme verde del primo battaglione Cacciatori della Repubblica Cisalpina, al seguito della Mugnaia anche il Generale e il suo Stato Maggiore con le Vivandiere, chiude infine il corteo il Podestà che in periodo comunale era il capo del governo cittadino e durante la manifestazione è protagonista di numerosi eventi. Tra questi il più importante storicamente è sicuramente la Preda in Dora che si svolge alla domenica mattina di carnevale sul Ponte Vecchio. Durante la cerimonia il Podestà preleva un sasso dai ruderi del Castellazzo (antica dimora del Marchese del Monferrato) e lo getta in Dora pronunciando la frase hoc in spretum olim Marchionis Montisferratii, questo a sottolineare la volontà cittadina di ribellarsi ad ogni tirannia e a dimostrare che dove oggi rimangono i resti dell’antico castello feudale, nessun nuovo castello sorgerà.

Ma il momento più caratteristico, spettacolare e soprattutto unico del Carnevale è sicuramente la Battaglia delle Arance. Le origini storiche della battaglia risalgono alla seconda metà dell’800 quando nelle vie del centro dai balconi delle loro abitazioni giovani fanciulle attiravano le attenzioni dei passanti con vari tipi di proiettili: confetti, coriandoli, fagioli e appunto arance. Inizialmente osteggiata dalle autorità, la battaglia, così come noi la conosciamo, risale ai primi anni del dopoguerra con la nascita delle prime squadre a piedi e dei primi carri da getto. Nonostante l’evento sia nato su spinta popolare e non dal comitato organizzativo fu ugualmente ricondotto a un contesto storico-leggendario delle lotte medievali tra il popolo e la nobiltà. In epoca medievale infatti nei giorni precedenti la Pasqua, il feudatario concedeva al popolo una pentola piena di fagioli, ma questi per sfregio e disprezzo la gettavano per strada. Nella rievocazione del dopoguerra le arance si sono sostituite ai fagioli. Oggi la battaglia è parte integrante dei giorni di festa nonché il simbolo che ha reso questo Carnevale famoso in Italia e non solo. Sono nove le squadre di aranceri a piedi e una quarantina i carri composti in quadriglie e pariglie e il teatro della battaglia sono 4 famose piazze cittadine. Ogni squadra a piedi è composta da qualche centinaio di uomini che simboleggiano il popolo in rivolta, gli aranceri sui carri invece, dotati di vistose protezioni in gommapiuma e maschere di cuoio che servono a proteggere il viso, rappresentano gli uomini armati agli ordini del Tiranno.

 

 

Il Carnevale termina la sera del martedì grasso con l’abbruciamento degli scarli. Gli scarli sono pali ricoperti di erica situati nelle principiali piazze cittadine che a conclusione del carnevale vengono dati alle fiamme dai piccoli Abbà. Il momento più suggestivo è sicuramente il momento in cui si brucia lo scarlo in Piazza del municipio quando la Mugnaia dal suo cocchio sguaina la spada e, con il braccio teso verso il cielo, la tiene alzata fino a quando le fiamme non bruceranno la banderuola posta in cima allo scarlo. Nello stesso modo il Generale saluta la conclusione del Carnevale stando ritto sulle staffe del proprio cavallo con la mano tesa alla fronte facendo il saluto militare.

Va infine ricordato che se non si vuole essere oggetto di gentile e grazioso getto di arance regola fondamentale del carnevale è indossare durante i giorni di battaglia il tradizionale berretto frigio. Quindi ricordate uomo avvisato …

Per maggiori informazioni visitate il sito ufficiale del Carnevale di Ivrea http://www.storicocarnevaleivrea.it/